La certificazione energetica degli edifici
Oggi per vendere o affittare un appartamento è necessario conoscere anche quanta energia consuma. Dal 1° gennaio scorso infatti come per gli elettrodomestici e le lampadine, anche gli immobili si dividono in base alla classe energetica a cui appartengono.
La certificazione energetica (Ace) stabilisce il livello di consumo energetico dell’immobile. In questo modo è possibile catalogarlo secondo un’apposita classe energetica di appartenenza.
La scala prevede otto livelli: si parte dalla più virtuosa (A+) fino ad arrivar alla più dispendiosa (G). Nell’Ace è contenuto anche l’indice di prestazione energetica (Ipe). Si tratta di un altro valore che misura il consumo di energia dell’abitazione all’anno per mantenere 20°C di temperatura in base ai metri quadri. Si esprime in chilowattora su metri quadri (kQh/mq): più basso è il valore, più alta è l’efficienza energetica, cioè meno si spende per riscaldare la casa. L’Ipe in pratica fornisce informazioni sui consumi, mentre la classe energetica definisce il livello di qualità delle prestazioni energetiche di un edificio in base alla località in cui si trova.
Chi vuole vendere una casa o un qualsiasi altro fabbricato, in pratica, dovrà prima farsi rilasciare (nel caso non ne sia già in possesso) un Attestato di certificazione energetica da un tecnico abilitato (geometri, architetti o ingegneri) in cui è indicato l’Ipe. Questo indice va poi inserito negli annunci immobiliari di vendita: sia affissi sull’edificio e sia pubblicati dalle agenzie su internet, riviste, giornali e altri mezzi di comunicazione.
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Interventi di riqualificazione energetica delle abitazioni
Se le pareti che compongono l’involucro edilizio non sono isolate bene, se gli infissi non chiudono in modo corretto, se il tetto non protegge in modo efficace, la spesa per l’energia consumata per il condizionamento svaniscono e sono in parte superflue.
Per un buon risparmio energetico e una riqualificazione della propria abitazione si può pensare ad un percorso di ristrutturazione ad hoc.
Il progetto “10 Mosse CasaKyoto” è un metodo pratico per la riqualificazione delle abitazioni esistenti presentato in occasione dell’ultima edizione di KlimaHouse.
Dieci le tappe grazie alle quali sarà possibile ottenere una casa calda e silenziosa, evitando la formazione di muffe, contenendo i consumi energetici e combattendo l’inquinamento indoor, legato sia alla solubrità dell’aria che respiriamo sia alle condizioni acustiche e termiche degli ambienti. Non solo: una volta ristrutturato l’appartamento seguendo questi principi, sarà possibile accedere alle detrazioni del 55% per le spese sostenute e migliorare la classe energetica dell’appartamento, con conseguente incremento del valore dell’immobile.
CasaKyoto in 10 mosse
1. Diagnosi energetica dell’edificio, per controllarne consumi ed emissioni.
2. Isolamento delle pareti e della copertura per ottenere un comfort invernale ed estivo.
3. Isolamento del pavimento e degli impianti termoidraulici.
4. Isolamento delle finestre
5. Isolamento dei vetri
6. Inserimento di un impianto di ventilazione meccanica controllata, per un corretto ricambio d’aria.
7. Applicazione di un impianto solare termico, per produzione di acqua calda sanitaria.
8. Messa in opera di una pompa di calore o di un sistema geotermico per ottenere una caldaia più efficiente.
9. Utilizzo di un impianto fotovoltaico per tutti i consumi elettrici.
10. Inserimento di un sistema domotico, per l’ottimizzazione della gestione degli impianti e il risparmio energetico.
Fra i punti del programma CasaKyoto, quello più urgente è il secondo, relativo all’isolamento dell’involucro. Se le pareti non sono ben isolate, saranno troppo fredde in inverno e troppo calde in estate, impedendo di ottenere un buon comfort ambientale. In fase di ristrutturazione, quindi, il primo intervento riguarda l’ottimizzazione dell’isolamento. La scelta più rapida e meno costosa riguarda l’applicazione di singoli pannelli isolanti; in alternativa, il “sistema a cappotto”, composto da strati da applicare all’esterno o all’interno della parete. E’ una tecnica che sta riscuotendo successo grazie alla sua provata efficacia.
Anche gli intonaci aiutano ad abbattere la dispersione termica delle pareti, permettendo contemporaneamente un continuo scambio di aria e vapore per mantenere in equilibrio l’umidità presente nell’aria. I prodotti che contengono calce naturale, aggiungono all’insieme anche proprietà disinfettanti antibatteriche, ideali per il risanamento e la protezione della muratura
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Ricaricare l’auto elettrica: le proposte di Enel Energia
In vista del lancio sul mercato dei veicoli elettrici di tutte le principali case automobilistiche , a dicembre Enel Energia ha presentato al Motor Show di Bologna due offerte dedicate ai veicoli elettrici.
La prima è “Enel Drive Tutto Compreso” 80 euro al mese a cui va aggiunto il costo dell’allacciamento, per la ricarica a casa e presso le colonnine pubbliche. Il prezzo, che per i primi sei mesi è in offerta speciale a 60 euro, comprende la fornitura di energia, il canone di noleggio della Home Station (l’infrastruttura per la ricarica domestica) e la ricarica presso le colonnine pubbliche installate nella città in cui si trova la Home Station (oggi sono Pisa, Roma e Bologna).
La seconda offerta è “Enel Drive Tutto Compreso ricarica pubblica” solo per la ricarica presso le colonnine installate da Enel: prezzo fisso di 25 euro al mese.
In entrambi i casi il cliente riceve una card per l’accesso alla colonnina e l’avvio della ricarica.
Resta comunque il fatto che con lo stato attuale delle colonnine pubbliche (vere e proprie mosche bianche e con tempi di ricarica troppo lunghi) l’alternativa più sensata è la ricarica domestica.
Ricordiamo che i veicoli elettrici oltre ad essere totalmente ecologici, danno notevoli vantaggi a chi li possiede. Circolano gratuitamente e senza limitazioni a Milano così come a Roma, dove l’accesso alla zona a traffico limitato (Ztl) costa 800 euro per un’auto euro 2 e 100 per le auto gpl, a metano e ibride. L’elettrico parcheggia gratis nelle strisce blu di Roma, Parma, Bologna e Moddena.
Infine niente bollo auto per i primi 5 anni, poi una riduzione del 75% (in Lombardia e Piemonte esenzione totale permanente). Benefit significativi in attesa di qualcosa di più come contributi statali e tariffe energetiche incentivanti su tutto.
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Risparmiare acqua in casa: consigli utili
Oltre al risparmio a fine mese, un utilizzo corretto e parsimonioso dell’acqua è un dovere di tutti, in quanto si tratta di una risorsa preziosa e limitata, essenziale per la vita stessa.
Ecco alcuni accorgimenti per tagliare anche del 40% i costi della bolletta dell’acqua e vivere in maniera più ecosostenibile.
In bagno
Chiudere il rubinetto quando non lo si usa. Lasciarlo aperto mentre ci si insapona o ci si lava i denti vuol dire buttare via almeno 30 litri di acqua alla volta.
Per riempire la vasca da bagno ne servono 150 litri contro i 40-50 della doccia. Non serve inoltre lavarsi per ore: ridurre il tempo sotto la doccia non significa lavarsi male ma solo farlo in maniera più efficiente.
Un rubinetto che perde spreca almeno 100 litri di acqua al giorno. Occorre una regolare manutenzione a rubinetti, sciacquoni e condutture per evitare la dispersione di acqua potabile.
Facendo inoltre installare uno sciacquone a doppio pulsante, cioè che eroga diverse quantità di acqua secondo il bisogno, il risparmio idrico è considerevole. A ogni pressione un normale sciacquone utilizza tra i 12 e i 15 litri di acqua, mentre con quelli a scarico controllato se ne usano circa sette.
In cucina
L’acqua per lavare frutta e verdura si riutilizza se si usa una bacinella per l’ammollo. In questo modo può servire per innaffiare le piante. Inoltre l’acqua di cottura della pasta ha un forte potere sgrassante e si può utilizzare per lavare i piatti. Infine riducendo al minimo la quantità di detersivo per lavare i piatti, si limita l’acqua corrente necessaria per il risciacquo.
Applicando a tutti i rubinetti i riduttori di flusso si può ottenere un risparmio del 40% di acqua. Si tratta di piccoli dispositivi che permettono di miscelare l’acqua con l’aria ottenendo così la stessa sensazione di getto potente nonostante si utilizzi di fatto meno acqua. Si possono reperire facilmente in ferramenta al costo di pochi euro e si collegano in modo semplice al rubinetto.
Gli elettrodomestici
Utilizzare lavatrice e lavastoviglie a pieno carico sfruttando il programma ciclo economico.
Pulire regolarmente il filtro di scarico per evitare perdite.
Con la lavastoviglie si consuma meno acqua che lavando i piatti a mano. Con i detersivi oggi in commercio, poi, non serve prelavare i piatti prima di metterli nel cestello.
Lavaggio dell’auto
Per chi non ricorre agli autolavaggi ma preferisce il fai da te non servono grandi quantità di acqua. Mediamente ne sono sufficienti dai 20 ai 50 litri. Evitando la pompa e optando per la spugna e il secchio si possono risparmiare molti litri con gli stessi risultati di pulizia. Anche in questo caso (come per innaffiare le piante) poter utilizzare acqua piovana raccolta in adeguati serbatoi rappresenta un’ottima abitudine, perché il consumo di acqua potabile è praticamente nullo.
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Come scegliere una lavatrice di nuova generazione
La lavatrice, dopo frigorifero e televisore, è l’elettrodomestico più diffuso nelle case italiane. Se dovete sostituire la vostra lavatrice prestate particolare attenzione al risparmio energetico perché la scelta incide molto sul risparmio a fine mese. Oltre a preferire le lavatrici di più recente produzione, che assicurano consumi di acqua e detersivo contenuti, bisogna verificare la presenza del marchio obbligatorio Ce (a garanzia della conformità alla legislazione europea vigente) e di eventuali altri marchi apposti da istituti riconosciuto – come Imq – che assicurano il rispetto delle norme in materia di sicurezza.
Le lavatrici di ultima generazione sono dotate di sensori in grado di leggere il peso del carico e stabilire di conseguenza il ciclo più adatto, la temperatura del lavaggio, la durata e la potenza della centrifuga. In aiuto vengono i display digitali, che permettono di dialogare con l’elettrodomestico e visualizzare il programma consigliato a seconda del tipo di tessuto, la velocità della centrifuga, il tempo residuo.
I consumi elettrici sono dovuti al riscaldamento dell’acqua per il lavaggio e, in piccola percentuale, all’azionamento del motore. Per tenerli sotto controllo viene in aiuto l’etichetta energetica. Nella vecchia etichetta i produttore avevano a disposizione A, dove la prima indicava l’energia consumata per ogni kg di bucato, la seconda si riferiva all’efficienza di lavaggio e la terza all’efficienza della centrifuga. Nella nuova etichetta la prima classe può arrivare fino a A+++, indicando un apparecchio che consuma meno della metà, nell’anno di riferimento, per lavare la stessa quantità di bucato. La seconda A continua ad indicare l’efficienza di centrifugazione e si ferma ad A perché non è possibile andare oltre. Non viene più indicata invece l’efficienza di lavaggio, perché tutte le macchine devono essere in classe A.
Il consumo globale annuo viene calcolato su 220 cicli di lavaggio standard per il cotone a 60°C e 40°, a pieno carico o parziale, più il consumo nelle modalità off (spento) e left-on (sempre acceso)
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Auto elettriche: le auto che non inquinano
Per chi sceglie di possedere un’autovettura ecosostenibile, le auto elettriche rappresentano sicuramente la scelta migliore: consumi bassi, inquinamento pressochè nullo, alte prestazioni e silenziosità. L’elettrico rappresenta ancora una fetta marginale del mercato delle auto anche se in forte espansione, soprattutto grazie agli investimenti effettuati da alcune case automobilistiche.
In media queste vetture a “emissioni zero” percorrono più o meno cento chilometri con una batteria a piena carica. Un’autonomia sufficiente agli spostamenti in città ma che ancora relega questo tipo di veicoli al ruolo di seconda auto.
Per ricaricare la batteria in modo completo servono 8 ore, ma ne potrebbero bastare un paio nel caso si utilizzasse una presa di ricarica rapida. Per ora questo tipo di ricarica è ancora in fase di sperimentazione, dato l’impatto sulla rete e sulle batterie.
Le prestazioni di un’auto elettrica sono discrete e la rumorosità in marcia è praticamente nulla. I prezzi delle auto però sono ancora alti per il mercato di massa degli automobilisti. Infatti le prime a lanciarsi in questo mercato sono state le aziende. Sono però attivi anche progetti pilota che coinvolgono i cittadini. La forma più utilizzata è quella del noleggio delle auto con canoni mensili flat per la ricarica delle auto a 25 euro.
Sicuramente un buon incentivo al mercato delle auto elettriche potrebbe venire da un potenziamento delle infrastrutture di ricarica. Uno sviluppo maggiore della rete di alimentazione (le classiche colonnine) , oggi presenti quasi solo nelle grandi città, sarebbe sicuramente un aiuto allo sviluppo dell’elettrico
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Come risparmiare sulle bollette con piccoli gesti quotidiani
Dare un taglio alle bollette di luce, gas e acqua, soprattutto in tempi di crisi, è diventata una necessità.
Per poter ridurre i corti delle utenze domestiche in realtà bastano piccoli gesti quotidiani. Piccoli gesti come dotare i rubinetti di casa con i rompi getto o spegnere lo stand by degli apparecchi hi.tech o anche mantenere i riscaldamenti a una temperatura media di 20 gradi, possono garantire a fine anno un risparmio del 15-20% sulle bollette di casa.
Rinnovare il parco frigo-lavatrice-lavastoviglie puntando su modelli con fascia energetica da A+ in su permette di risparmiare almeno 100 euro di elettricità all’anno. Così come per gli infissi: dotare di doppi vetri le nostre finestre ci consente di consumare almeno il 20% di gas e di elettricità in meno ogni anno. Basta pensare che nel tempo in cui il vetro normale perde 100 watt di calore, il doppio vetro ne perde solo 70.
Per chi comunque non può affrontare una spesa per rendere più efficiente dal punto di vista energetico la propria casa, presentiamo cinque piccoli gesti quotidiani che con un costo molto contenuto possono aiutare a risparmiare sulle bollette.
Rompigetto ai rubinetti
Avvitate sui vecchi rubinetti (quelli nuovi in genere ne sono dotati) i rompi getto riducono il flusso dell’acqua anche del 50%. I migliori costano 6/8 euro e hanno una durata garantita per qualche anno. Il risparmio in bolletta è notevole: – 50% annuo di acqua.
Termostato a 20°
Mantenere una temperatura costante sui 20° fa bene anche al portafoglio: il risparmio garantito è almento del 10% sulla bolletta media. Ogni grado in meno fa risparmiare un ulteriore 7%
Deumidificatore
Appendere un semplice deumidificatore a ogni calorifero, oltre a ridurre l’umidità domestica, consente di abbattere fino al 20% la spesa annua per il riscaldamento.
Spegnere lo stand-by
Il televisore, il decoder digitale, la Playstation o il lettore Mp3 con la lucina sempre accesa consumano almeno il 15% dell’energia assorbita da un impianto domestico di media portata. E allora spegnendo tutto prima di andare a dormire, si possono risparmiare almeno 50 euro annui ogni tre apparecchi generalmente lasciati in stand by.
Sostituire le lampadine ad incandescenza
La maggior efficienza delle lampadine a basso consumo, Cfl e Led, rispetto alle vecchie a incandescenza si traduce in maggior risparmio in bolletta. In media le nuove lampadine costano dalle 2 alle 3 volte di più rispetto a quelle a incandescenza ma durano almeno 7 volte di più e fanno risparmiare fino all’80% di energia all’anno.
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Come consumare meno benzina al volante
Eco-auto, combustibili alternativi: tutto giusto, ma spesso ci dimentichiamo che tanti piccoli accorgimenti ci permettono di risparmiare già con la nostra vettura. Con il costo della benzina e del gasolio alle stelle, poi, è ancora più importante limitare i consumi dell’auto e risparmiare sul carburante. Vediamo come semplicemente adottando piccoli accorgimenti quotidiani.
Non scaldare il motore a vettura ferma
Oggi non serve più, anche se si tratta di diesel: basta tenere un’andatura moderata finché il motore non ha raggiunto le temperature di esercizio ottimali.
Marcia superiore appena possibile
Accorgimento indispensabile per ridurre i giri del motore e consumare meno. Potete viaggiare:
- tra i 1.300 e i 2.000 giri/min con un motore diesel:
- tra i 1.500 e i 2.500 giri/min con un motore benzina.
Guardate avanti
Non fermate l’attenzione solo sull’auto che vi precede, ma “anticipate” le variazioni di traffico o i semafori, intervenendo sempre dolcemente su acceleratore e freni.
Riducete la velocità
Ricordate che se viaggiate a 110 invece che a 130 km/h, andate più adagio del 15%, ma consumate, in media, il 35% in meno.
Curate la manutenzione
Controllate spesso la pressione dei pneumatici: bastano 0,5 bar in meno per consumare anche il 5% in più.
Verificate anche lo spessore del battistrada (sotto i 3 mm, è meglio cambiare le gomme) e, soprattutto, il tipo di usura. Un consumo eccessivo (sul lato interno o su quello esterno) può essere causato da un assetto non corretto delle sospensioni, che influisce negativamente sui consumi (oltre che sulla sicurezza).
Cambiate l’olio alle scadenze previste, per far lavorare sempre il motore in condizioni ottimali; pulite o cambiate il filtro dell’aria quando indicato dal libretto.
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Limitazioni delle auto alimentate a Gpl, tutto quello che non si può fare
Il gpl per autotrazione negli ultimi 5 anni ha conosciuto una crescita mai vista prima. Forte degli incentivi degli scorsi anni e dell’ aumento di benzina e diesel l’alimentazione a gas fa gola a molti automobilisti per il suo risparmio energetico. Prima di procedere all’acquisto ecco una serie di informazioni riguardo il gpl.
Cos’è e cosa significa GPL?
La sigla sta per GAS DI PETROLIO LIQUEFATTO. Si tratta di un idrocarburo composto principalmente da
una miscela di propano e butano che si ottiene dal processo di raffinazione del petrolio oppure direttamente per estrazione dopo semplici processi di separazione dal gas naturale o, appunto, dal petrolio, con i quali si trova associato nei giacimenti.
MANUTENZIONE PER IL GPL:
Una volta acquistata o convertita la propria auto a gas NON È NECESSARIO ALCUN INTERVENTO PARTICOLARE NÉ PER L’IMPIANTO NÉ PER IL MOTORE. È sufficiente attenersi alla normale manutenzione programmata facendo attenzione a mantenere sempre efficiente l’impianto elettrico e dell’accensione (candele, filtro aria, spinterogeno, ecc). Ogni 50.000 km circa è buona norma far controllare che non vi sia olio nel riduttore e sostituire il filtro del gas. Ogni due pieni di gpl è buona norma far camminare l’automobile per un po’ a benzina.
SI PUO’ PARCHEGGIARE UN’AUTO GPL IN GARAGE?
Le auto dotate di impianti moderni (di fabbricazione successiva al gennaio 2001) sono in regola con la NORMATIVA EUROPEA R67/01 che prevede la possibilità parcheggiate in tutti i garage, purché non siano ad un piano inferiore al primo interrato. Per le auto dotate di impianti più vecchi, invece, vale il REGOLAMENTO ECE/ONU 67-01 che limita il parcheggio nei garage “fuori terra” non comunicanti con piani interrati.
È possibile, in ogni caso, adeguare in poche ore, presso un’officina autorizzata e ad un costo contenuto, il proprio vecchio impianto alla normativa europea.
SI POSSONO IMBARCARE SU NAVI E TRAGHETTI AUTO GPL?
Non esiste alcuna regolamentazione in merito, la limitazione è a DISCREZIONE DELLE COMPAGNIE MARITTIME. Per evitare problemi è comunque sempre opportuno, al momento dell’acquisto del biglietto, comunicare alla compagnia che l’auto che si sta imbarcando è dotata di impianto a gas.
SI POSSONO PASSARE GALLERIE E TRAFORI CON AUTO GPL?
Sì! È necessario ricordare che secondo il Codice della Strada NON ESISTE ALCUNA LIMITAZIONE AL TRANSITO DEI VEICOLI A GAS. Purtroppo spesso la disinformazione crea false “leggende metropolitane”.
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Cosa sono i biocarburanti e come si classificano
I biocarburanti sono nuovi tipi di combustibile ottenuto da colture come il omais e la canna da zucchero, che si trasformano in etanolo, e piante oleaginose come soia e colza, che diventano biodiesel.
A differenza del petrolio, i biocarburanti sono fonti energetiche rinnovabili.
Il lavoro degli scienziati sta andando verso biocarburanti più sostenibili rispetto a quelli sopracitati, ovvero ottenuti da fusti e foglie che non si mangiano o da alberi e alghe. Con questi biocarburanti di seconda generazione, non c’è più la necessità di togliere spazio alle colture alimentari. Anzi, si potranno valorizzare terreni di scarso valore agricolo, scegliendo colture che necessitano di poche cure (acqua, fertilizzanti, pesticidi, ecc) o che crescono anche in ambienti poco adatti alle normali colture alimentari.ù
Con il termine biocarburanti ci si riferisce a combustibili spesso molto differenti e che sono il risultato di processi di produzione talvolta molto diversi. Ecco i vari tipi.
Biodiesel
Il biodiesel è un carburante rinnovabile, prodotto da oli vegetali come l’olio di palma, l’olio di semi di colza, di girasole e di soia o anche da oli di frittura esausti o grassi animali. Nei trasporti si può utilizzare puro o miscelato al gasolio tradizionale.
Bioetanolo
Il bioetanolo è un alcol prodotto dalla fermentazione di componenti zuccherine di parti vegetali (canna da zucchero e cereali). L’etanolo può essere utilizzato come combustibile in forma pura, ma di solito viene aggiunto alla benzina.
Biogas
Il biogas compresso è ottenuto mediante digestione anaerobica di liquami e rifiuti organici agro-alimentari (ma anche dalla frazione umida dei rifiuti). Il processo produce metano che, depurato, entra nel circuito del gas naturale per i trasporti.
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